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Gaetano Giuseppe Magro

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Biografia

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 A cura di Paolo Puccia

Gaetano Giuseppe Magro: il medico-poeta, anatomopatologo siciliano, pioniere della biopoesia (poesia cellulare).

 

Nato a Donnalucata, frazione di Scicli, in provincia di Ragusa, il 13 marzo 1966, Gaetano Giuseppe Magro rappresenta una figura unica nel panorama culturale italiano contemporaneo: un professore ordinario di Anatomia Patologica che ha saputo fare del linguaggio scientifico e medico-biologico materia poetica, creando quella che lui stesso definisce "biopoesia".​

 

Il percorso scientifico: la ricerca dell'invisibile

La formazione accademica di Magro si è sviluppata all'Università degli Studi di Catania, dove si è laureato in Medicina e Chirurgia nel 1990 con 110/110 e Lode, conseguendo poi il Dottorato di Ricerca in Scienze Neuropediatriche nel 1997 e la Specializzazione in Anatomia Patologica presso l'Università di Messina nel 1998. 

E' Professore Ordinario di Anatomia Patologica presso l'Università di Catania, ricoprendo inoltre i ruoli di Direttore della Scuola di Specializzazione in Anatomia Patologica e di Responsabile dell'Unità Operativa Complessa di Anatomia Patologica e del COES (Centro Onco-Ematologico Sperimentale)  presso il  Policlinico Universitario "G. Rodolico" di Catania.​ Il suo profilo scientifico si distingue per un'intensa attività di ricerca nell'ambito della diagnostica oncologica. Magro è riconosciuto come ricercatore di profilo internazionale, con particolare expertise nella diagnostica dei tumori solidi pediatrici, dei tumori dei tessuti molli, della tiroide, della mammella, delle guaine nervose periferiche, del tratto ginecologico e del sistema nervoso centrale. La sua attività scientifica si concentra sull'identificazione di marcatori immunoistochimici e molecolari prognostici e predittivi di risposta terapeutica per i tumori solidi umani. È autore e coautore di oltre 350 pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali.​

La professione di anatomopatologo gli permette, come lui stesso ha dichiarato, di “guardare l'essere umano da un punto di vista privilegiato, dal mondo microscopico dove vivono le cellule che sono i nostri costituenti e che fondano la realtà macroscopcia dei viventi”. Questo sguardo microscopico sul mondo cellulare, sui tumori benigni e maligni, sulle patologie che aggrediscono la materia vivente, diventa per Magro non solo oggetto di indagine scientifica ma anche fonte inesauribile di riflessione esistenziale e creativa.​

 

La poetica: quando la cellula diventa canto e verso

Accanto alla carriera scientifica, Magro ha coltivato con straordinaria intensità la vocazione letteraria, distinguendosi come poeta e scrittore. È autore di sette sillogi poetiche che segnano un percorso creativo iniziato agli albori del nuovo millennio: "Fontana delle ore" (A&B editrice, 2001), "Non sbaglio il vento" (Libroitaliano, 2002), "Impermanenza" (Il giornale di Scicli, 2002), "Il glomerulo di sale" pubblicato in antologia (Fara Editore, 2010), "Le lumache mediocri" (LietoColle, 2011), "Il batterio del tempo" in antologia (Fara Editore, 2011) e "Il vaniloquio delle cellule ebbre", poema pubblicato in "Incroci" (Adda Editore, 2014). Nel 2020 esce "Assenza di segnale" (La vita felice), seguita nel 2023 da "Inchiodatura - 36 poesie scelte" (ilglomerulodisale).​

Ha pubblicato inoltre due romanzi: "Il mare metafisico di Punta Corvo" (Manni editore, 2005) e "Formalina" (Fara Editore, 2013), quest'ultimo definito "un'apologia dell'Anatomia Patologica", dove le vicende di Ruggero, anatomopatologo, e Ambra, aspirante scrittrice, si intrecciano in un viaggio interiore che esplora la condizione umana attraverso la lente della scienza e della sensibilità poetica.​

 

La biopoesia: un titanico sdoganamento linguistico

Magro è considerato il pioniere della biopoesia, un neologismo da lui coniato circa quindici anni fa per definire "il tentativo titanico di sdoganare il linguaggio medico-biologico e tecnico-scientifico nel mondo della parola poetica tradizionale".  Scrive provocatoriamente la giornalista Marta Silvestre:  per Magro “le cellule meritano versi più dell'amore”. La sua ricerca poetica parte da un presupposto rivoluzionario: "Non sono i pensieri a governarci e a decidere sulla nostra vita, ma le cellule. In fondo, siamo carcasse cellulari gaudenti a cui l'evoluzione ha regalato un linguaggio ed un pensiero capaci di creare categorie concettuali astratte (le idee di Platone) attraverso le quali comprendiamo il mondo. In questa visione, cellule, tessuti, molecole e persino i tumori meritano "la poesia che è stata loro negata finora".  Il linguaggio poetico, secondo Magro, deve aprirsi all'universo microscopico che ci costituisce. Come osserva in una delle sue riflessioni “La poesia è per gladiatori che sopravvivono alle masse del colosseo perchè non credono ai pollici degli imperatori e non si curano se domani incontreranno, sul cerchio da combattimento, una quadriga con le punte di lance arrugginite ed affilate sulle ruote di legno, un leone, uno schiavo o il figlio di dio. La parola che maneggiano è lo scalpello con cui grattano il bordo d’ignoto, raccogliendo tutto ciò che sfarina da quella cosa muta d’enorme che ci respira accano, per farne chiodi immensi da piantare sul pelo dell’acqua e su cui stare durante le tempeste in mare aperto dove ci aspettano orche e balene. Il poeta è un malato terminale di parole che invoca quotidianamente il giardino d’eutanasia, dove le rose gialle più belle sono le camomille che ci annodano i capelli; la morte è quando ogni cellula avrà perso la parola e con essa il ritmo del tango che ci tiene aderenti alla membrana basale: la vita è una cucitura magistrale di cellule venuta molto bene, anche se per alcuni è semplicemente un cazzeggio d’insetti preso molto seriamente;  però è certo che -in fondo- una cellula è una cella che t’incolla a questa terra, perché vivere è oltrepassare la membrana basale dell’inesistenza, invadendo il tessuto connettivo mixo-edematoso del tempo; la vita è per pochi, di molti il tumore, di tutti la morte; è per pochi la vita perchè infinitamente enorme ed inimmaginabile è il numero degli uomini non-nati, condannati a sostare perennemente nel limbo delle monche esistenze montaliane, uomini a cui non sarà mai più concesso di venire al mondo. Se esseri nati è dunque il grande miracolo, la poesia è il miracolo del miracolo, che fiorisce a combinazioni crescenti di cosa corallifera. La poesia è parola che riesce, un ciuffo di sale in aria, che taglia le albe difettose: ”e noi/come tutte le altre cose/come se non fossimo mai stati/come ogni neve/per un tempo breve".                            La sua scrittura si caratterizza per una densità espressiva straordinaria, dove il vocabolario scientifico si de-semantizza e ri-semantizza in chiave letteraria: "i tumori del grecale", "le inspiegabili febbricole dello scirocco", "l'immedicabile stitichezza delle forme forbite", fino alla definizione folgorante "la parola è un ormone tanto disperato / che circola impudentemente". Come scrive nel poema "Il vaniloquio delle cellule ebbre" -probabilmente il manifesto della biopoesia in Italia": "siamo un errore di trascrizione aminoacidica venuto molto bene, / una cucitura magistrale di cellule che formulano sapientemente / le impronte del morso che lasceremo sull'alata botola  d'argento".​

 

Il pensiero filosofico: tra scetticismo laico e stupore esistenziale

La postura filosofica di Magro è quella di uno scettismo laico, lucido e consapevole, che non rifugge dal confronto con il mistero dell'esistenza.  La sua è una riflessione che affonda le radici nell'esistenzialismo e nel nichilismo, ma che trova nella pratica quotidiana della scienza medica un ancoraggio concreto: "l'uomo non ha a che fare con la cosa, ma con la parola di quella cosa: la poesia – in fondo – è biopsia di dio".​​

Le sue poesie sono "un incessante argomentare intorno all'estranea che ci estranea da noi stessi, una volta corrotto il corpo", come nota la critica Franca Alaimo. Il linguaggio medico diventa "la metafora dell'incomprensibile sorte del dover morire", proprio perché "la morte è estranea alla nostra esperienza (fino all'ultimo respiro di fatto sperimentiamo la vita)". Magro denuncia l'inconsistenza effimera dell'umano attraverso "la misura infinitesimale della cellula che racchiude nel suo ristretto domicilio spazio-temporale il senso inafferrabile della vita".​

 

L'osmosi tra scienza e letteratura

Ciò che rende unica la figura di Magro è la straordinaria capacità di far convivere e contaminare reciprocamente le due culture, scientifica e poetica. Vive una sorta di pendolarità tra scienza e poesia; come egli stesso spiega: "durante le lezioni di medicina faccio sempre esempi tirando in ballo la poesia, l'arte, la letteratura e la filosofia. Ma è una contaminazione che funziona anche al contrario: nelle mie poesie ci sono scienza e biologia". È un'osmosi quotidiana quella che caratterizza la sua vita: "Incursioni di poesia nella vita lavorativa, e viceversa", dove il dialogo con cellule malate crea "similitudini inconsuete tra la scienza e l'umano destino".​

Il critico Achille Chillà sottolinea come "l'integrità del medico-autore non è inficiata da alcuna ambiguità": la cassetta degli attrezzi del poetare si arricchisce di strumentazione inedita, e le due dimensioni trovano "vicendevole sussidiarietà". Lino Angiuli, nella sua nota critica, osserva come Magro abbia accettato l'invito a "misurarsi poeticamente con il proprio codice scientifico in un tête-à-tête dagli esiti imprevedibili", realizzando così quella "emancipazione dal dominio della Letteratura" e quella "dilatazione dei confini della lingua" che rappresenta uno dei compiti paradossali della creatività poetica.​

 

L'editore e il legame con la Sicilia

Oltre a essere scienziato e poeta, Magro è anche editore. Ha fondato la casa editrice "Il glomerulo di sale" a Catania, il cui nome trae origine proprio dalla sua professione: il glomerulo è una minuscola ed affascinante struttura morfo-funzionale del rene, costituita da vasi e cellule epiteliali che filtra le sostanze tossiche dal sangue, ma che può ammalarsi, diventando sclero-calcifico, quindi "di sale". La casa editrice si occupa di pubblicare "non solo testi di area medica e biologica ma anche poesia, letteratura e filosofia che da quell'area prendono spunto".​

Il rapporto con le sue radici siciliane, con Scicli , Donnalucata e Sampieri, è costante e profondo. La Sicilia dei suoi romanzi è descritta con "lirismi raffinati" dove si percepisce la "straziante meraviglia del mondo cellulare e dell'umano linguaggio/pensiero ". Nel suo primo romanzo, "Il mare metafisico di Punta Corvo", ambientato proprio "nel lembo di Sicilia ragusano che guarda l'Africa", il protagonista vive "in un mondo poetico, parallelo e quasi allucinato rispetto a quello reale, dove le parole insistono al confine del linguaggio ed esistono - spesso- al posto delle cose".​

 

Il riconoscimento critico

L'opera di Magro ha ottenuto riconoscimenti e attenzione critica significativi. Alessandro Fo ha dedicato un approfondimento video alla raccolta "Assenza di segnale" nell'ambito del ciclo "Foto di poesia. Voci di scrittori del nostro tempo" presso la Biblioteca Umanistica dell'Università di Siena. Achille Chillà, sulla rivista "Incroci", ha definito la sua scrittura come caratterizzata da "uno stile corposo e ricco di effetti polisemici, sinestesie e giochi di parola privi di frivolezza espressiva". Il critico riconosce in Magro la capacità di superare "la concezione binaria dell'essere: il proprio sentire di uomo filtrato attraverso i manuali di anatomia e la pratica di laboratorio incontra senza urti e frizioni l'urgenza di dar voce in versi al proprio alfabeto interiore".​

La recensione di Vincenzo D'Alessio evidenzia come Magro sia un poeta che "mima l'indefinita posizione dell'essere umano di fronte alla vita e alla fine della vita", giocando "la nomenclatura medica con versatilità" e provocando "l'ignaro lettore" con analogie e riferimenti deontologici. Per Magro, il poeta è colui che non dà "alle divinità il tempo di ritirarsi senza aver lasciato sul foglio, almeno, qualche verità".​

 

Panorama culturale contemporaneo

Gaetano Giuseppe Magro rappresenta una figura necessaria nel panorama culturale contemporaneo: un intellettuale che sfida i confini disciplinari, che promulga la contaminazione dei saperi e dimostra come scienza e umanesimo, lungi dall'essere mondi inconciliabili, possano dialogare in modo profondo e fecondo. Il suo lavoro quotidiano con il microscopio, scrutando "dove iniziano le malattie, nelle cellule che non sanno né di bene né di male", diventa materia di riflessione esistenziale e poetica, in una ricerca incessante del senso dell'umano.​

Come scrive egli stesso: "la poesia è il miracolo del miracolo, che fiorisce a combinazioni crescenti di cosa corallifera. La poesia è parola che riesce, un ciuffo di sale in aria, che taglia le albe difettose". In questa visione, dove la scienza svela l'infinitamente piccolo e la poesia tenta di dare voce all'indicibile, Magro ci ricorda che siamo fatti di cellule ma anche di parole, di materia ma anche di senso, di anatomia ma anche di mistero. E proprio in questa tensione tra il visibile microscopico e l'invisibile esistenziale risiede la forza e l'originalità della sua proposta culturale, una biopoesia che è insieme diagnosi e canto, conoscenza e stupore.​ 

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